Sapori

Tortelli dolci

tortelli fritti dolci

Natale è il periodo più dolce dell’anno e ogni ‘campanile’ ha il proprio dolce tradizionale. A Natale in Emilia sono i tortelli fritti dolci a non poter mancare sulle tavole modenesi. Il ripieno di questi tortelli è il ‘savor’ a base di Saba e liquore sassolino, che si produce a Sassuolo. La ricetta? Chiedetela a Roberta dell’Agriturismo Il Biancospino.

Monte Bianco

Il Monte Bianco

Il Monte Bianco è uno dei dolci delle festività natalizie diffuso soprattutto nel territorio piacentino. È molto semplice da realizzare ma è importate avere ottime materie prime. Per confezionare il dolce Monte Bianco è bene utilizzare i marroni: un frutto più grosso e dolce rispetto alle comuni castagne. Come molti altri frutti invernali il marrone o la castagna sono molto calorici con una buona quantità di vitamine, sali minerali e privi di glutine quindi adatti ad essere consumato dai celiaci. L’Agriturismo Tenuta Casteldardo fa un magnifico Monte Bianco!

Grani antichi

Grani antichi

Con i loro alti fusti sono tornati a svettare nei campi e i cibi prodotti con la loro farina (pane, pasta, torte, biscotti) stanno tornando sulle tavole italiane. Dal “Senatore” Cappelli al Saragolla, dal Gentil Rosso all’Ardito. Sono i grani antichi, cioè quelle varietà coltivate fino agli anni Sessanta, che portano sulle nostre tavole i sapori di una volta.
(Arcadia)

Raviggiolo

Raviggiolo

È un formaggio di una semplicità francescana: la cagliata, ottenuta da latte vaccino crudo e caglio, non viene rotta (come si fa comunemente con tutti i formaggi), ma semplicemente scolata e salata in superficie. Poi viene adagiata su foglie di felci maschio e va consumata fresca perché non dura più di tre o quattro giorni. Proprio per la sua scarsa conservabilità si trova nei mesi freddi, da ottobre a marzo. Viene prodotta ancora nell’alta val Bidente, in un territorio che in parte ricade all’interno del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna.
(Marongiu, Boschetto)

Spergola

Spergola

È un vitigno a bacca bianca dalla storia millenaria, indissolubilmente legata al territorio collinare della provincia di Reggio Emilia. E’ infatti su queste colline di gesso e argilla che la Spergola trova il terreno ideale per le sue lunghe radici, che scavano in profondità alla ricerca dei sali minerali che caratterizzano il gusto delle sue uve. La zona pedecollinare della provincia reggiana è l’unica zona al mondo dove si possono gustare vini prodotti da questa uva, che veniva coltivata da uno dei personaggi storici reggiani: Matilde di Canossa.
(Tralcio)

Pisarei e fasö

Pisarei e fasö

È un piatto tipico della cucina povera delle campagne piacentine anteriore alla scoperta dell’America, che però è stata importante perché ha portato l’aggiunta di pomodoro. Gli ingredienti originari che costituiscono ancora la base del piatto moderno sono pane raffermo grattugiato e un po’ di farina, fagioli e brodo di lardo e cipolla. A questi si sono aggiunti in tempi più recenti passata di pomodoro basilico, carota, sedano, prezzemolo. Sapori che non si scordano.
(Casteldardo)

Saba

Saba

Sui formaggi, sia freschi, sia stagionati, ha un gusto che conquista, come i migliori mieli. Perché la Saba (conosciuta anche come Sapa) è uno sciroppo ottenuto da uva dolce e matura, con una lunga bollitura (anche un giorno intero). In Romagna la abbinano un po’ a tutto: oltre ai formaggi, anche polenta ai ferri, fagioli, ceci e castagne, per bagnare dolci, ravioli tortelli e crostate, per insaporire il pane, ma soprattutto per preparare il Savor, l’inconfondibile marmellata romagnola.
(Ravagli)